“Primitivo”: recensione Folk Bullettin di Alessandro Nobis

Se state cercando un disco che esplori, analizzi e riporti alla luce una piccola parte del patrimonio culturale di una piccola parte d’Italia, questo “Primitivo” fa decisamente al caso vostro. Maria Moramarco, Luigi Bolognese e Silvio Teot ancora una volta hanno contribuito a realizzare quanto detto poc’anzi: parliamo della Murgia Barese e degli Uaragniaun, uno dei più rigorosi e splendidi esempi di quanto il nostro territorio possa offrire dal punto di vista della musica tradizionale – e della cultura popolare naturalmente -.

Nuovo disco quindi, per il quale il gruppo di Altamura ha sì invitato numerosi ospiti, ma è anche riuscito a realizzare l’idea di mantenere un suono semplice, cercando – e riuscendo magnificamente – a riportare alla luce parte del patrimonio orale raccolto negli anni Ottanta da Maria Moramarco, splendida cantante e puntigliosa ricercatrice sul campo.

Ecco che quindi a frammenti di registrazioni originali troviamo – tra gli altri – la zampogna di Nico Berardi, la cristallina arpa di Vincenzo Zitello, il bandoneon di Daniele Di Bonaventura, l’organetto di Alessandro Pipino, il violino di Filippo Giordano, la tromba di Nanni Teot ed i plettri di Michele Bolognese. E’ questo un disco – come i precedenti – ben studiato a tavolino e realizzato nel migliore dei modi, e se come sempre vogliamo segnalarvi qualchebrano che più ci ha colpito, ecco allora “La Furnesì” (“L’ossessione”), lo strumentale “Racioppe” ed in fine “Giardenirre” (“Il Giardiniere”), a proposito del quale vi racconto che nel veronese, a mille chilometri da Altamura, è stato raccolto dal Canzoniere Veronese un canto molto simile, “Cara mama io muoio io muoio” con un ortolano in luogo del giardiniere, una meno poetica zucchina al posto del garofano, una mamma e la figlia con la stessa malattia, la malattia dell’amore. Strane coincidenze della cultura popolare.

Alessandro Nobis

UARAGNIAUN “Primitivo” (2015)