Maria Moramarco

Maria Moramarco

Biografia

Appartenente a una famiglia di “cantori”, nel 1976 comincia ad impegnarsi con il gruppo Petilia (antico nome di Altamura) che si occupava di ricerca e studio delle tradizioni popolari. Con Ferdinando Mirizzi, Salvatore Livrieri, Michele Lorusso, Saverio Giustino, Pasquale Sardone, realizza ricerche di vario genere: dalla catalogazione delle edicole sacre presenti sul territorio, ai seminari di approfondimenti e studio di aspetti particolare della civiltà contadina, alla realizzazione e messa in scena di “U’ trainirre”, atto unico del prof. Francesco Fiore.

Nel 1977 con Livrieri e Lorusso fonda “Il Canzoniere Altamurano”, focalizzando la ricerca sul reperimento di materiale sonoro da utilizzare non solo per archiviazione ma anche per la riproposizione e la diffusione in forma di spettacolo concerto.

Nel 1978 in “Natale a Pisciulo”, un evento organizzato dal CARS e Archeoclub di Altamura nel villaggio cavernicolo,  incontra la giornalista Bianca Tragni con cui nasce una lunga e proficua collaborazione che si concretizza in una serie di trasmissioni radiofoniche della RAI regionale. Di particolare interesse le puntate dei “I “Canti della Murgia” a cura di B.Tragni con la regia di Raffaele Nigro. Con Nigro in seguito realizza anche una versione televisiva degli stessi canti presentati da Cristoforo Chiapperini.

Alla RAI sede regionale, la direttrice Marilena Pizzirani, le fece conoscere Otello Profazio con cui Maria si cimenta in una serie di concerti e di trasmissioni RAI anche su rete nazionale.

In particolare “La penultima sagra dei cantastorie” proposta in diverse località le permise di conoscere e lavorare con cantastorie come Nonò Salomone, Franco Trincale, Franco Madau, Danilo Montenegro, Alfredo e Letizia Anelli.

Ecco alcuni programmi e spettacoli a cui ha partecipato in questi anni:
1978 programma “E noi qua” di N.Svampa e O.Profazio RAI
1978 programma”Questione Meridionale” RAI
1979 prendo parte allo spettacolo“L’Italia cantata dal Sud” di O.Profazio,regia di N.Masiello Napoli
1980 programma “Attorno a noi” RAI
1980 programma”Creta e cartapesta nel Natale Pugliese” RAI Bari
1980 collaborazione con la compagnia dell’Arco di Bari
1981 collaborazione con il teatro Abeliano per la realizzazione del “Grassiere” di R.Nigro
1981 programma  in puntate “Musica dal sud” RAI Napoli
1981 programma  in puntate“Fa male la TV: la corda e il tamburo” RAI
1981 programma “Il pomeriggio” RAI
1998 premio caravella d’argento Piedigrotta Barese per interprete del canto popolare
1998 partecipazione al cd Hata di Rocco De Rosa nel brano “Solo Cenere”
1999 programma Geo & Geo “Note di terra” di B.Testori RAI
1999 partecipazione al cd ”Di Pietra fragile” di Rocco De Rosa nel brano “Motus”
2000 Rassegna Lazio Folk Festival Teatro Olimpico Roma
2000 Lezione concerto Eastern college consortium Bologna
2000 “La buona tavola” – Bologna spettacolo con Ambrogio Sparagna, Erasmo Treglia, Antonio “O Lione” e  Zi Giannino del Sorbo
2003 Lezione concerto conservatorio di Padova

La mia ricerca sul campo

Il nostro repertorio contiene solo una parte del materiale reperito sulla Murgia attraverso una paziente ricerca durata diversi anni.

Affascinata dagli studi demartiniani, e in particolare dalla tecnica della “ricerca sul campo”, iniziai ad effettuare registrazioni munita di un rudimentale registratore portatile. Registravo i canti basandomi sulla memoria e testimonianza degli informatori; ad essere onesta non dovetti andare troppo lontano a cercare i primi informatori: nella mia famiglia c’erano e ci sono diversi “cantatori” dotati di voci di timbro e di stile molto particolari, oltre che di forza e carattere espressivo. Tra questi, una figura particolarmente significativa è quella di Grazia Moramarco, mia zia, in passato voce guida e capogruppo nei pellegrinaggi a Picciano e a S. Michele del Gargano; grazie alla sua memoria di ferro e alla sua volontà di collaborazione, ho potuto registrare una buona quantità di canti. Registravamo spesso frammenti, tessere di un mosaico che, alcune volte, rimaneva incompleto e altre volte si arricchiva gradualmente con strofe aggiunte dalle sue sorelle, o appuntate  grossolanamente da lei sopra occasionali pezzi di carta, prima di lasciarle cadere nel buio del loro passato.

Cercai poi altri informatori ed esecutori, allo scopo di operare confronti, chiarire imprecisioni, procedendo sempre per conoscenze a catena e presentandomi a molti come la nepaute de massére Jangele, cudde ka steje a la Marenedde  (la nipote di massaro Angelo, quello che lavora alla Marinella).

Un altro incontro molto “produttivo” fu quello con Marietta Bari, ex bracciante, donna allegra, attiva, testimone di fatti e fatterelli della gente di un tempo, conoscitrice di un vasto repertorio di canzoni, proverbi e favole popolari. Marietta usava parlare a ruota libera, cantando e commentando. Ella non solo non temeva il registratore ma si esprimeva con una tale libertà di gesti da rendere davvero particolare l’emissione della sua voce che da stridente più che acuta si faceva spesso nasale e gutturale.

Per interpretare le canzoni della Murgia infatti mi è servito, oltre all’ascolto attento di numerose registrazioni, l’aver attentamente osservato quei movimenti del corpo di questa “cantante” .

Grazie al contributo di queste donne, e di tantissimi altri che hanno collaborato consapevolmente o occasionalmente, il materiale  si è man mano fatto corposo e variegato. Sono saltate fuori diverse versioni di medesimi canti o diverse melodie relative a testi uguali. A volte, dopo un lavoro di “restauro” consistente in un riordino di frasi, è stato possibile ricostruire il “fatto”, l’intrigo che in qualche canto non era ancora chiaro, perché monco di un pezzo-chiave da mettere al posto giusto. Nei lavori discografici del gruppo e negli spettacoli i canti mantengono i loro testi originali, mentre per le musiche si operano anche complessi arrangiamenti che tuttavia non stravolgono le linee melodiche fondamentali ritrovate nella fase della ricerca. Abbiamo infatti preferito esaltare la nostra creatività musicale nel riprenderci tanti brandelli dimenticati di musica popolare: lontani dal fare puro “revival”.

“Paraule”. Il libro

Permette una parola?
di Michele Micunco

parauleC’è da sempre un misterioso rapporto espressivo tra la parola e il canto che solo poche sensibilità rendono “emozioni”. Oggi che la “parola” non è purtroppo ancora, patrimonio di tutti, nascosto o meglio derubato quotidianamente al mondo intero dall’egoismo del tempo, affascina scoprire, ascoltare, chi le sa interpretare estirpandole dal silenzio del passato o dai sussurri della memoria. Maria Moramarco è una di queste figure che da sempre ha saputo dare corpo ai tanti stati d’animo raccolti nelle Paràule che la cultura colta della semplicità, ha accatastato con attenzione nel tempo. Maria è riuscita a ricreare con quelle “parole” raccolte intorno ai ricordi, sui muretti a secco della fede, dalle voci dure della terra, una nuova essenza vocale che solo una carezza sa regalare. Si sono “ricreati” così i canti, le ballate, gli stornelli, le preghiere le ninnananne che tutti abbiamo imparato a conoscere attraverso le produzioni dei Uaragniaun. Meticolosa ricercatrice, eternamente riconoscente nei confronti delle fonti orali delle sue Paràule è riuscita con costanza e passione che dura da quasi quarant’anni a ricreare attorno ai suoi canti il sapore rinnovato del godere di una storia, quella contadina e popolare, ancora lucida e fresca che affascina e sorprende a volte turba, a volte fa sussultare ma quasi sempre finisce per far sognare chiunque l’ascolti. Rileggere il canto popolare attraverso il testo scritto può sembrare un percorso parziale e riduttivo ma, in realtà è uno degli elementi fondamentali per la sua virtuosa comprensione, magari più profonda ed attuale di quanto chiunque possa immaginare, una “gioiosa” sfida interpretativa. La parola che si fa ritmo, preghiera, pianto, luna, cielo, terra, sangue, carne, sudore, che disegna in maniera distinta il percorso impegnativo e profondo dell’interpretazione, nel canto, la si può definire solo inventandosi un nuovo organo sensoriale: “il soffio dell’anima”. Ho avuto la fortuna, forse unica, durante i tantissimi anni di profonda amicizia che mi legano a Maria ed ai Uaragniaun, di aver vissuto direttamente a tanti piccoli miracoli vocali, ad uno di quei “soffi d’anima” che ho citato, alle prime note, le prime impostazioni musicali, ai primi accordi che hanno dato corpo ai tanti brani raccolti nella versione testuale in questo volume e per la prima volta presentati in forma integrale. Sono convinto che questa raccolta di testi o meglio di Paràule – così come li chiama Maria – apre un piccolo scrigno ideale sulla cultura popolare della nostra Murgia, che ha bisogno, soprattutto oggi, di una vera cultura “nuova”. Bisogna crederci, facendoci guardare dentro ma sopratutto guardando oltre, fra le sponde dei mari e dei mondi aperti. Paràule può essere – e spero lo sia anche per tutti coloro che sfoglieranno questo “libro” – una delle tante finestre “nuove” da cui seguire fiduciosi e liberi… le parole del nostro futuro.

 

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